Il Regno dei cieli. ||| È arduo per noi mortali, limitati nelle nostre capacità di comprensione, nonostante il dono della fede, immaginare e descrivere il Regno dei Cieli, quello che noi chiamiamo Paradiso, anche se siamo ben convinti che è l’oggetto primario della nostra fede, il nostro più fervido desiderio e la meta ultima a cui tendiamo. Gesù ci soccorre e ci illumina con immagini semplici e facilmente comprensibili: un uomo che getta il seme sul terreno e si pone in trepida attesa per vederne il frutto e raccoglierlo a tempo opportuno. Quindi abbiamo in dono la vita, il seme più prezioso; abbiamo un tempo limitato per crescere in una costante ascesa; siamo consapevoli che quando il frutto è maturo, subito egli, il buon Dio, manda la falce, perché è arrivata la mietitura. È la fine del tempo, l’ora del raccolto, l’ingresso nel Regno. Ed ecco la seconda immagine: Il regno di Dio è come un granello di senape, il più piccolo di tutti i semi. Gesù così ci descrive efficacemente l’estrema umiltà, la grandezza e l’onnipotenza divina come si è rivelata e fatta conoscere! Noi sappiamo chi è che, pur essendo della stessa natura del Padre, si è fatto piccolo come l’ultimo di noi: è stato seminato sulla nostra terra, nasce nella povertà di una grotta: il Figlio di Dio, l’onnipotente, si fa piccolo, più piccolo di tutti noi; si fa calare in un sepolcro, viene seminato e coperto dai solchi profondi del peccato. Il prezioso chicco di grano, caduto in terra, muore e produce molto frutto: così Gesù afferma il Regno e la Gloria di Dio. Il piccolo seme, nato dalla Vergine Maria, cresce nel sole caldo e nell’infinito della risurrezione, ci fa conoscere la via del Regno nell’arcano di Dio, che si cala piccolo tra noi e per noi cresce più grande di ogni altra grandezza. La via regia per entrare nel regno? Ce lo ricorda lo stesso Gesù: se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. È la via del candore, della docilità del cuore e della più profonda umiltà.
Source: Santo del Giorno